Van Gogh Beneath the Flames
Van Gogh Beneath the Flames
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Vincent van Gogh guarda verso l'alto, e di lui non rimane quasi nulla se non il volgersi del suo viso verso la luce. La giacca, il colletto, l'intreccio di paglia del cappello scompaiono quasi interamente nel nero, conservati soltanto dove una linea di fiamma li sfiora per caso. Ciò che quest'opera conserva è il gesto essenziale: un uomo che alza gli occhi al cielo sotto un anello di fuoco. Ciò che lascia andare è tutto il fotografico, la pelle, la texture della pittura, l'illustrazione di un viso che crediamo di conoscere. Al suo posto si erge un campo di sottili graffi, pazienti e precisi, che si risolvono in una somiglianza soltanto quando l'occhio fa un passo indietro.
Le candele sono l'evento più luminoso della composizione, una corona di piccole fiamme fissate alla tesa, che ardono dritte verso l'alto nel buio. Da lì la luce scende verso il basso su fronte, zigomo e barba in una cascata che si assottiglia, cosicché il viso sembra illuminato dall'alto da qualcosa che il soggetto stesso ha creato e porta. Tutto il resto, le spalle, lo sfondo, il peso della notte intorno a lui, è abbandonato al nero. L'immagine vive interamente in quello scambio, una corona di fuoco che sorregge un viso che altrimenti si perderebbe nel buio.
C'è una silenziosa ironia incorporata nel soggetto che il materiale rende letterale. Van Gogh, un pittore distrutto in vita dalla stessa intensità che faceva bruciare la sua opera, è mostrato qui incoronato di fiamma anziché tenere un pennello, il suo fuoco interiore reso visibile e portato come un'aureola. Il ritratto non spiega questo, si limita a collocare la luce ardente in cima all'inquadratura e lascia che il viso porti il resto, colto da qualche parte tra devozione e consumazione.
Nessuna pittura. Nessuna stampa. Nessun inchiostro. L'immagine è formata interamente attraverso graffi controllati lavorati nella superficie del vetro acrilico, un campo di segni individuali che catturano e trattengono la luce nel modo in cui le fiamme delle candele catturano e trattengono lo sguardo. Il ritratto è sempre presente nella superficie, non applicato su di essa. La luce non crea l'immagine, la affina, approfondendo il contrasto tra la corona ardente e l'uomo al di sotto, e permettendo all'opera di essere letta diversamente al variare della luce e dell'angolazione.
Da un capo all'altro della stanza l'opera si assesta in qualcosa di monumentale e quieto, un viso tenuto sotto il fuoco. Da vicino, quel medesimo viso si dissolve nella disciplina dei segni che l'hanno costruito, un promemoria che ogni immagine qui è fatta togliendo piuttosto che aggiungendo. Quest'opera prosegue la serie Art with Scratch di Tijs Dragtsma, nella quale le immagini sono costruite attraverso il danneggiamento controllato della superficie piuttosto che con pigmento o stampa. Quest'opera è unica.
"Un uomo incoronato dal proprio fuoco, tenuto al suo posto da ciò che è stato tolto piuttosto che da ciò che è stato aggiunto."
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