Van Gogh Beneath Spinning Light
Van Gogh Beneath Spinning Light
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Van Gogh Beneath Spinning Light conserva quasi nulla del volto del pittore e dà tutto al suo cappello. In quest'opera la tesa di paglia diventa un campo di luce fine e tessuta, la sua texture così densa da sembrare ronzare, mentre i tratti familiari che si trovano sotto, la fronte, la mascella serrata, la celebre barba, sprofondano in un'oscurità che lascia appena affiorare gli occhi e uno spigolo dello zigomo.
Sopra di lui le stelle non sono disegnate, sono trattenute, ridotte a piccoli anelli di luce che girano silenziosamente su uno sfondo di nero puro e ininterrotto. Quello che era un tempo un cielo notturno inquieto si legge ora come una manciata di luci lontane e contenute, come se la turbolenza che Van Gogh aveva dipinto nel mondo si fosse posata in qualcosa di più intimo, qualcosa più vicino al ricordo che al tempo atmosferico.
La scelta di lasciare che il cappello porti la luminosità e il volto l'ombra non è casuale. Van Gogh ha dato tutto ciò che aveva per vedere, per cogliere la luce che gli altri lasciavano passare, e qui l'opera rivolge quell'istinto verso di lui. La parte di lui rivolta verso l'esterno, aperta al cielo, è luminosa. La parte che è semplicemente un uomo, stanco, vigile, è lasciata nell'oscurità come lo è stata gran parte della sua vita.
Nessun colore. Nessuna stampa. Nessun inchiostro. L'immagine è formata interamente attraverso graffi controllati su vetro acrilico, un campo di segni individuali plasmati in modo che dove la superficie è disturbata raccoglie la luce, e dove è lasciata intatta conserva la sua oscurità. Il ritratto esiste grazie a ciò che è stato tolto, non a ciò che è stato aggiunto.
L'immagine è sempre presente, alla luce del giorno o nell'ombra. La luce non la crea, la affila, approfondendo il contrasto e dando al cappello di paglia e agli anelli sopra di esso un lucore che si ritira nel silenzio quando la luce si sposta. Vista da un capo all'altro di una stanza si legge come un'unica figura vigile sotto un cielo rotante, da vicino si dissolve nei danni superficiali controllati che l'hanno costruito.
Van Gogh Beneath Spinning Light prosegue la serie Art with Scratch di Tijs Dragtsma, in cui le immagini vengono costruite attraverso danni superficiali controllati piuttosto che attraverso pigmento o stampa. Un linguaggio visivo in cui il danno non è distruzione, ma struttura.
"Diventa visibile solo là dove alla luce è permesso di trovarlo."
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