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Two Minds Walking Light

Two Minds Walking Light

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Due figure avanzano sotto un corridoio di archi di pietra che continuano a recedere nell'oscurità, un passo avanti a una piccola folla di pensatori radunati sulle scale dietro di loro. Questo è ispirato a La Scuola di Atene, dipinta da Raffaello tra il 1509 e il 1511 per la Stanza della Segnatura in Vaticano, un affresco così spesso riprodotto che la sua architettura, le sue figure e il suo ordine sono diventati sinonimo dell'idea di filosofia stessa.

Ciò che sopravvive qui è la camminata stessa. La grande volta, un tempo ornata di santi e filosofi in marmo dipinto, è ceduta quasi interamente al nero, i suoi archi sopravvivono solo come sottili tracce di luce lungo i loro bordi. La folla che riempiva i gradini di Raffaello, discutendo, scrivendo, appoggiandosi l'uno all'altro, è ridotta a silhouette, un fregio di forme drapeggiate con appena un volto tra loro.

Solo i due uomini al centro possono tenere la loro luce in pieno. Uno alza una mano verso il cielo, l'altro tiene la sua piatta e ferma verso il suolo, il gesto più antico di disaccordo nel pensiero occidentale, formato ora da un campo di fini graffi raccolti in panneggio, barba e braccio teso. Tra loro, il pavimento cattura un lungo e basso riflesso, come se la pietra ricordasse ancora in quale direzione la filosofia ha scelto di camminare.

Raffaello dipinse una sala piena di conoscenza. Questa versione conserva solo l'argomento al suo centro, la tensione tra ciò che viene ricercato in alto e ciò che viene messo alla prova a terra, e lascia che tutto il resto, i nomi, i libri, l'architettura della certezza, si dissolva nel nero. Ciò che rimane non è una lezione di storia ma un unico gesto irrisolto, ancora in atto.

two-minds-walking-light appartiene ad After the Masters, una serie all'interno di Art with Scratch di Tijs Dragtsma in cui le immagini sono costruite attraverso danni controllati alla superficie piuttosto che con pigmento o stampa, e in cui quel medesimo danno diventa un modo di chiedere quanto poco di un capolavoro sia necessario perché l'occhio lo riconosca di nuovo, e cosa l'oscurità ci permetta ancora di vedere.

Nessuna pittura. Nessuna stampa. Nessun inchiostro. L'immagine è graffiata nella superficie del vetro acrilico, presente a ogni ora e da ogni angolazione. La luce non la crea. La affila, traendo le due figure camminanti ulteriormente fuori dalla pietra e rendendo il buio intorno a loro un po' più profondo.

Da un capo all'altro della sala, l'opera si compone in un'unica scena monumentale. Da vicino si apre in un campo di segni individuali, ognuno parte di una conversazione che non si è mai interrotta da quando è stata dipinta per la prima volta.

"Alcuni argomenti vengono ancora dibattuti, molto tempo dopo che la sala è diventata buia."

Maggiori informazioni sull'artista, sul processo e sui materiali si trovano nella pagina Chi siamo.

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