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The World Held in One Palm

The World Held in One Palm

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Una mano sorge dall'oscurità e apre il suo palmo, e nella curva della sfera che tiene, un'intera stanza si piega in un unico riflesso curvo, con un uomo seduto al suo centro che guarda direttamente verso l'esterno. The World Held in One Palm è un tributo a Hand with Reflecting Sphere di M. C. Escher, l'autoritratto in cui l'artista teneva il proprio studio e il proprio volto, curvati interi nel vetro che stringeva, prova che per vedersi con chiarezza bisogna prima piegare il mondo intero intorno a sé.

Questa è un'opera indipendente e unica di Tijs Dragtsma, non una copia, una riproduzione, una stampa o un'edizione della litografia di Escher, e non realizzata, autorizzata, approvata o licenziata dalla sua eredità o da alcuna fondazione che porta il suo nome. Risponde al suo gesto da un'altra ora e con un altro soggetto, non l'artista che studia il proprio riflesso, ma uno sconosciuto, barbuto e immobile, tenuto all'interno di una stanza che non gli risponde più.

Qui la mano è l'elemento più luminoso nell'inquadratura, ogni dito e le linee profonde del palmo costruiti da un campo di fini graffi che raccolgono la luce e la trattengono. La curva della sfera è tracciata allo stesso modo, una sottile linea luminosa che piega una finestra e una stanza spoglia attorno all'uomo seduto al suo centro. Lui stesso rimane vicino alla silhouette, una figura scura mantenuta all'interno del bagliore che lo circonda, presente ma trattenuta, più sentita che vista, mentre oltre la mano lo sfondo conserva il suo pieno, intatto nero.

Nessuna pittura. Nessuna stampa. Nessun inchiostro. L'immagine è formata da graffi controllati lavorati nella superficie del vetro acrilico, non applicati su di esso, ed è sempre presente, con o senza luce diretta. La luce non la crea. La affina, così che sotto un fascio radente la curva della sfera si approfondisce e la mano sembra sollevarsi ulteriormente dall'oscurità.

The World Held in One Palm appartiene a In Tribute, una serie all'interno di Art with Scratch di Tijs Dragtsma in cui le immagini sono costruite attraverso danni superficiali controllati piuttosto che con pigmento o stampa, e in cui quegli stessi danni diventano un modo di rispondere alle pietre miliari della storia dell'arte con una voce nuova, costruita da luce e ombra piuttosto che da pittura o linea.

Un linguaggio visivo dove il danno non è distruzione, ma struttura. La sfera tiene un'intera stanza. La mano tiene la sfera. E da qualche parte all'interno di tutta quella luce curvata, qualcuno è seduto e guarda indietro.

"Lui tiene la stanza. La stanza lo tiene."

Maggiori informazioni sull'artista, sul processo e sui materiali si trovano nella pagina Chi siamo.

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