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The Shield Held in Red

The Shield Held in Red

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Lo scudo si avvicina, quasi troppo vicino, come accadrebbe se ci si trovasse di fianco alla vettura stessa piuttosto che a guardare una fotografia. Il cavallo imbizzarrito riempie l'inquadratura, colto nel mezzo del movimento, la criniera e le zampe tracciate in un'unica linea bianca sicura su un campo per il resto lasciato intatto. Non c'è terreno, nessuna vettura, nessun contesto. Solo l'emblema, monumentale, come appare uno stemma quando ha smesso di essere decorazione ed è diventato un'affermazione.

Nessuna pittura. Nessuna stampa. Nessun inchiostro. L'immagine è formata da graffi controllati lavorati nella superficie del vetro specchiato colorato stesso, non applicati su di essa in seguito. Il cavallo, il bordo, il piccolo campo grezzo di segni che catturano e trattengono la luce lungo un lato dello scudo, tutto ciò esiste perché il materiale è stato tolto, non aggiunto. Vista dall'altro capo della stanza, lo scudo si legge intero e immediato. Da vicino si dissolve in quello stesso campo di fini graffi, struttura piuttosto che immagine, finché non si fa un passo indietro e torna a essere un cavallo.

La luce in quest'opera è deliberatamente asimmetrica, come se una singola lampada fosse stata tenuta bassa sull'emblema in una buia sala d'esposizione. Quell'asimmetria non è decorativa, è il modo in cui l'occhio comprende uno stemma destinato a essere letto in un'occhiata, da un'auto di passaggio, attraverso un paddock, in mezzo secondo di riconoscimento. La luce non crea questa immagine. Affila ciò che è già graffiato nella superficie, approfondendo il contrasto tra il fianco illuminato dello scudo e la metà che rimane in un nero puro.

Il rosso sostiene l'opera quanto il cavallo. È il colore che questo emblema ha indossato da quando ha significato qualcosa per la prima volta, il colore della velocità trattata come una sorta di nervo, del rischio reso presentabile, di un marchio che ha trasformato l'urgenza in eleganza. Proiettato su vetro specchiato colorato, quel rosso smette di essere vernice su un'auto e diventa atmosfera, un campo da cui il cavallo si impenna e dentro cui lo spettatore si trova.

Poiché la superficie è a specchio, la stanza stessa diventa parte della composizione. Chiunque si trovi davanti a quest'opera si vede leggermente avvolto nel rosso dietro al cavallo, un riflesso catturato tra le linee graffiate, presente nella stessa inquadratura dell'icona. L'opera non finisce al suo bordo, continua in chiunque la stia guardando.

Quest'opera prosegue la serie Art on Mirror di Tijs Dragtsma, in cui immagini graffiate sono inserite nel vetro specchiato colorato e lo spettatore diventa parte dell'opera. Un linguaggio visivo in cui il danno non è distruzione, ma struttura, e in cui lo specchio trasforma il guardare in partecipazione.

"Alcuni emblemi si portano. Questo è inciso nella superficie, eppure ti guarda ancora indietro."

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