The Mask Takes Her Photo
The Mask Takes Her Photo
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Tiene una maschera su un bastoncino davanti al proprio viso e solleva un telefono per fotografiarla. Il gesto si legge come un movimento continuo, eseguito e catturato nello stesso respiro, senza pausa tra il mettere il sorriso e mandarlo nel mondo.
Ciò che l'opera conserva è sorprendente nella sua selettività. La maschera sopravvive come l'elemento più luminoso nell'inquadratura, sostenuta da un campo denso di sottili graffi, il suo sorriso dipinto diventato due buchi scuri per gli occhi e una falce scura per la bocca. Il telefono brilla con la stessa intensità, tenuto all'estremità di un braccio sollevato lavorato in quello stesso campo luminoso. Dietro la maschera, il vero viso che doveva coprire rimane a metà nell'ombra.
Questa è la silenziosa crudeltà dell'immagine. I suoi tratti sono ancora lì, a metà nascosti accanto alla maschera e catturati nella stessa luce, eppure l'occhio va prima al sorriso. La superficie conferisce alla performance i suoi segni più luminosi e lascia la persona un passo indietro, come se la macchina fotografica fosse stata sempre interessata solo al sorriso fatto per lei, non al viso che l'aveva creato.
I quadri antichi mettevano uno specchio nella mano di una donna e lo chiamavano Vanità. Questo ci mette invece un telefono, senza curarsi di moralizzare. La maschera sul suo bastoncino è un oggetto di scena antico quanto il teatro, un sorriso fisso sollevato per mostrare al pubblico cosa prova un personaggio, così che nessuno debba cercarlo in un viso reale. Qui il pubblico è un obiettivo, e il personaggio è una fotografia scattata di una fotografia di un sentimento.
Si fermi un momento davanti ad essa con il proprio telefono dov'è di solito, in una tasca, in una mano, un piccolo peso che aveva smesso di notare di portare. L'opera non le chiede di metterlo via. Le chiede solo di notare con quanta facilità un viso può essere messo da parte nel momento in cui qualcosa osserva la sua performance, e da quanto tempo non guarda in su senza uno schermo tra lei e qualunque cosa stesse guardando.
The Mask Takes Her Photo appartiene ad Audience of One, una serie all'interno di Art with Scratch di Tijs Dragtsma in cui le immagini vengono costruite attraverso danni superficiali controllati anziché tramite pigmento o stampa, e in cui quel medesimo danno diventa un modo di chiedersi cosa rimane di una persona quando l'unica cosa guardata è la maschera che tiene sollevata verso la luce.
Nessuna pittura. Nessuna stampa. Nessun inchiostro. La maschera, il braccio sollevato e il telefono luminoso sono formati da graffi controllati lavorati nella superficie del vetro acrilico, un campo di segni sottili raccolti con maggiore densità dove la performance è più luminosa e che si assottiglia verso il buio dove il viso reale si ritrae. L'immagine è sempre presente, in una stanza fioca o luminosa. La luce non la crea. La affina, e sotto luce diretta il sorriso della maschera e il bagliore del telefono acquistano una nitidezza che il resto del corpo non guadagna mai.
"Un viso sollevato per essere visto non è la stessa cosa di un viso che viene conosciuto."
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