The Elephant in the Room
The Elephant in the Room
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Il titolo dice ciò che la stanza non dirà. Un elefante è in piedi in un piccolo salotto, con il dorso contro il soffitto, riempiendo uno spazio costruito per una sedia e una lampada da lettura, e nessuno nella scena reagisce. È l'espressione idiomatica resa letterale, la verità ovvia che tutti concordano di non menzionare.
Nell'opera finita, l'animale è mantenuto per lo più nell'oscurità, una forma immensa che preme contro i bordi della stanza. La sua testa, l'orecchio e la zanna sono racchiusi in un campo di graffi sottili che catturano per primi lo sguardo, mentre il resto del corpo rimane una massa scura, presente per la sua sola vastità piuttosto che per i dettagli. In alto, una fascia di graffi controllati si legge come un soffitto che non ha più spazio dove cedere.
In basso, la poltrona e la lampada da terra accesa si trovano nel loro piccolo campo di segni, modeste e umane nella scala, non toccate da ciò che si trova accanto a loro. Quel contrasto, una sedia costruita per una serata in solitudine contro un corpo troppo grande per le mura che lo circondano, è dove l'opera vive.
Nessuna pittura. Nessuna stampa. Nessun inchiostro. L'immagine è graffiata nella superficie del vetro acrilico, costruita per sottrazione piuttosto che per addizione, così che l'elefante è sempre presente, mai applicato sulla superficie e mai in attesa di un riflettore per esistere. La luce non crea l'immagine. L'affila, approfondendo il contrasto tra la massa scura dell'animale e il sottile campo di graffi che lo delinea, e l'opera si legge diversamente da angolazioni diverse senza mai perdere il suo soggetto.
Quest'opera prosegue la serie Art with Scratch di Tijs Dragtsma, nella quale le immagini sono costruite attraverso danni superficiali controllati piuttosto che con pigmento o stampa. Quest'opera è unica.
«Alcune verità sono troppo grandi per la stanza. Costruiamo mobili intorno a loro e lo chiamiamo normale.»
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