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Smoke Curls From Bone

Smoke Curls From Bone

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Una sigaretta è quasi tutto ciò che lascia ancora intuire un movimento in questa immagine, tenuta tra denti che non si chiuderanno mai più intorno a nient'altro. Tutto intorno è immobilità: un cranio ruotato di un angolo, una colonna vertebrale che inizia a curvarsi verso le spalle, un'oscurità che inghiotte qualsiasi storia abbia potuto un tempo circondare il gesto.

Smoke Curls From Bone è tratto da Skull of a Skeleton with Burning Cigarette di Vincent van Gogh, un piccolo dipinto famoso per la sua irriverenza, realizzato intorno al 1886 mentre era studente all'Accademia di Anversa, oggi conservato al Van Gogh Museum di Amsterdam. Viene spesso interpretato come uno scherzo studentesco a spese delle lezioni di anatomia accademica, che attribuisce una sigaretta al soggetto della morte. Quell'arguzia sopravvive qui, anche con ogni traccia di pittura rimossa. Si tratta di un'opera indipendente di Tijs Dragtsma, una nuova interpretazione in graffi e non una copia, riproduzione o stampa del dipinto di Van Gogh.

Ciò che rimane è l'inclinazione del cranio, la posizione della mandibola, la sigaretta stretta a un angolo che appare quasi casuale, quasi viva. Ciò che viene abbandonato è la pennellata sciolta e visibile di Van Gogh e il colore caldo e livido che egli diede all'osso, ceduto invece a un nero che non trattiene nulla e non rivela nulla.

Il cranio raccoglie la maggior parte della luce in assoluto, un ampio campo di graffi sottili che si incurva dalla fronte alla sommità e si frammenta solo dove la superficie è lasciata tornare all'oscurità. Le orbite rimangono come due cavità nere in cui la luce non entra mai, e la sigaretta taglia una singola linea luminosa attraverso la parte inferiore buia della mandibola. Più in basso, il collo e l'inizio delle costole sopravvivono solo come segni sparsi, una spalla colta qui, una clavicola suggerita là, più evocati che disegnati, come se il corpo stesse ancora emergendo dal nero.

Uno scheletro che fuma ancora è già una specie di battuta sulla mortalità, un corpo che si rifiuta di comportarsi ora che non ha più niente da perdere. Tolto dal colore e immerso nel nero puro, quella battuta diventa più silenziosa e un po' più strana: ciò che rimane non è un finale comico ma una presenza, qualcosa che continua a guardare la stanza molto dopo che il fumo avrebbe dovuto dissolversi.

Smoke Curls From Bone appartiene a After the Masters, una serie all'interno di Art with Scratch di Tijs Dragtsma in cui le immagini sono costruite attraverso danni controllati alla superficie piuttosto che con pigmento o stampa, e in cui quegli stessi danni diventano un modo di chiedersi quanto poco di un dipinto debba sopravvivere prima che l'occhio già lo riconosca.

Niente pittura. Nessuna stampa. Nessun inchiostro. L'immagine è graffiata nella superficie del vetro acrilico, presente a ogni ora, leggendosi diversamente al variare della luce e dell'angolazione. La luce qui non crea l'immagine. La affina, portando il cranio in avanti e lasciando che l'oscurità intorno ad esso diventi un po' più profonda. Quest'opera è unica.

«Perfino la morte, a quanto pare, tende ancora la mano verso un'ultima sigaretta.»

Maggiori informazioni sull'artista, sul processo e sui materiali si trovano nella pagina Chi siamo.

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