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Senna in Beaded Light

Senna in Beaded Light

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Un profilo emerge dal nero. La curva di un casco, il bordo rialzato di una visiera, due occhi catturati nella stretta apertura di un passamontagna: è questo ciò che il campo di punti sceglie di conservare, e non conserva quasi nient'altro. La mascella, le spalle, il peso di una tuta da corsa vengono solo suggeriti dove i punti si assottigliano fino a quasi nulla, lasciando poi che il buio prenda completamente il sopravvento.

Ciò che l'opera conserva è la pioggia. Lungo la calotta del casco le marche si raccolgono fitte, luminose, insistenti, come se ogni goccia che abbia mai perlato su quel guscio avesse lasciato la propria piccola traccia di luce. Verso il colletto le stesse marche si disperdono e si affievoliscono, trascinando il corpo di nuovo nel vuoto finché solo un gesto di una mano, una piega del tessuto, rimane leggibile. Qui non è stato aggiunto nulla. Né pittura, né stampa, né inchiostro descrive questo volto: è costruito interamente dalla profondità e dall'assenza deliberata intorno ad esso.

Gli occhi sono l'unico luogo in cui la densità non si assottiglia mai. Fissi, rivolti in avanti, senza batter ciglio, si trovano all'interno di un casco che altrimenti riduce una famosa silhouette alla sua architettura più essenziale, la linea di una visiera, la geometria di una mascella. È un ritratto di concentrazione spogliato di spettacolo, più vicino a una reliquia che a una somiglianza, il tipo di immagine che chiede di essere letta piuttosto che semplicemente vista.

Dall'altra parte di una stanza l'opera si legge come poco più di un quadrato scuro che porta una vaga, argentea suggestione di una testa volta di profilo. Avvicinandosi, quella suggestione si risolve in un campo di marche individuali, ognuna delle quali cattura la luce in modo diverso a seconda di dove ci si trova. Il ritratto non sta fermo. Si raccoglie e si disperde con l'angolazione della stanza, l'ora del giorno, la posizione dello spettatore di fronte ad esso.

C'è una silenziosa carica simbolica in un casco che nasconde quasi tutto tranne un paio di occhi sotto la pioggia, un promemoria che la presenza può sopravvivere anche quando quasi tutto il resto è stato lasciato andare. L'opera prosegue la serie Art with Void di Tijs Dragtsma, in cui le immagini sono costruite attraverso la profondità e l'assenza piuttosto che attraverso la pittura o la stampa.

Un linguaggio visivo in cui l'assenza non è vuoto, ma presenza.

«Ciò che rimane è solo ciò che la luce insiste nel mostrare.»

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