Poseidon in the Blue
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Poseidon in the Blue riporta il dio del mare dal mito in uno spazio che è anche uno specchio. La sua testa flotta sola su uno sfondo blu profondo, coronata di conchiglie e incorniciata da una barba che si muove come una corrente, costruita interamente a partire da un campo di fini graffi incisi nel vetro specchiato colorato.
L'immagine esiste grazie a ciò che è stato tolto. Ogni ciocca di capelli, ogni piega della barba, ogni piano del volto segnato dal tempo del dio è formato là dove la superficie è stata aperta e lasciata a catturare la luce, mentre il vetro intatto che la circonda trattiene il blu scuro e indisturbato dell'acqua aperta.
Il blu non è qui decorazione. È il colore dell'elemento proprio di Poseidon, il mare che gli ha dato la sua potenza e il suo temperamento, e porta quel peso attraverso l'intera opera, avvolgendo il dio come l'acqua avvolge tutto ciò che governa.
Poiché l'immagine risiede nella superficie del vetro specchiato, la stanza in cui ci si trova ne diventa parte. Le pareti, i corpi illuminanti e il proprio riflesso scivolano nel blu intorno al volto di Poseidon, così l'opera si completa in modo leggermente diverso in ogni spazio in cui è appesa.
I graffi sono presenti che la stanza sia luminosa o buia, non hanno bisogno di essere accesi per esistere. La luce non crea questa immagine. La affina, approfondendo il contrasto e dando più peso all'espressione del dio mentre la luce nella stanza cambia, mentre l'immagine stessa non cambia mai.
Vista dall'altra parte della stanza, il volto di Poseidon si legge come un'unica presenza monumentale. Da vicino, quel medesimo volto si apre in un campo di segni individuali, danno superficiale controllato che si risolve in un re del mare solo quando si fa un passo indietro e si lascia che l'occhio faccia il lavoro.
Poseidon in the Blue prosegue la serie Art on Mirror di Tijs Dragtsma, in cui immagini graffiate sono inserite nel vetro specchiato colorato e lo spettatore diventa parte dell'opera. Un linguaggio visivo in cui il danno non è distruzione, ma struttura, e in cui lo specchio trasforma il guardare in partecipare.
"Il mare non chiede di essere visto. Chiede di essere attraversato."
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