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Lennon in the Green

Lennon in the Green

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«Lennon in the Green» inizia con la sottrazione, non con l'aggiunta. Da un campo di segni individuali, danni controllati alla superficie incisi nel vetro specchiato colorato verde profondo, la familiare inclinazione di tre quarti del volto di John Lennon emerge dall'oscurità, gli occhiali tondi rivolti verso un'unica luce intensa, i capelli che cadono sciolti attorno a una mascella ferma e pensierosa.

Dal lato opposto della stanza il ritratto si legge come un tutto monumentale, un volto colto a metà di un pensiero su uno sfondo di nero assoluto. Avvicinatevi e si frantuma in un campo di sottili graffi, la grana grossolana della retinatura di una vecchia serigrafia, rinata sul lato in ombra del volto, mentre il lato illuminato rimane liscio e aperto, un piano di pura luminosità verde. L'immagine risiede nella superficie del vetro, non applicata su di esso, così il volto sembra meno disegnato che scoperto.

Il verde non è qui una scelta neutra. È il colore a cui Lennon ricorreva quando cantava di un mondo rifatto, di giardini e cose che crescono, della pace come qualcosa che si poteva ancora piantare. In quest'opera il verde diventa memoria con un battito, il colore di un'idea che sopravvisse all'uomo che per primo le diede parole.

Poiché si tratta di vetro specchiato, il ritratto non è mai solo nella sua cornice. La stanza intorno a esso, le sue pareti, le sue lampade, i suoi visitatori di passaggio, derivano verso il fondo scuro e si assestano tra i graffi. Avvicinatevi e il vostro stesso riflesso si fonde nel suo colletto, nello spazio dietro i suoi occhiali, così che guardare l'opera diventa un piccolo modo di farne parte.

Il volto è sempre presente qui, in qualsiasi luce, poiché i segni stessi portano l'immagine anziché qualsiasi rivestimento applicato sopra. La luce diretta non lo evoca dal nulla, affina ciò che era già inciso nel vetro, lasciando che il contrasto si approfondisca e che la superficie verde conservi il suo splendore un po' più a lungo.

«Lennon in the Green» prosegue la serie Art on Mirror di Tijs Dragtsma, in cui immagini graffiate vengono inserite nel vetro specchiato colorato e lo spettatore diventa parte integrante dell'opera. Un linguaggio visivo dove il danno non è distruzione, ma struttura.

«Immagina un volto tenuto insieme da nient'altro che la luce e la propria assenza.»

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