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Galilei Traced in Moss

Galilei Traced in Moss

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Galileo Galilei emerge qui nel modo in cui comprese l'universo per la prima volta, non attraverso l'illuminazione ma attraverso uno sguardo attento e paziente. Da un campo verde intenso, la corona di riccioli, la fronte corrugata, gli occhi vigili, la lunga barba e il bordo strappato di una gorgiera sono interamente formati da un campo di segni individuali incisi nel vetro, mentre una mano si avventura nel buio sul bordo inferiore, colta a metà di un gesto verso qualcosa che non possiamo vedere.

La somiglianza è costruita per sottrazione, non per addizione. Nessun colore, nessuna stampa, nessun inchiostro poggia su questa superficie. Ogni linea della barba, ogni piega del colletto e ogni piega del mantello esiste solo dove la superficie stessa è stata spezzata, così che l'uomo è presente esattamente dove il materiale ha ceduto.

Il vetro stesso è verde, il colore di una lente rivolta verso la notte, del lungo e paziente studio che un tempo ha ridisegnato il modo in cui vediamo il cielo. Quel medesimo verde accoglie ora l'uomo che guardò per primo, la sua oscurità al posto del vuoto in cui fissava lo sguardo, la sua silenziosa lucentezza al posto delle scoperte che ci risplendono ancora.

Lo specchio non rimane immobile dietro di lui. La stanza, la sua luce e la persona in piedi davanti all'opera vengono attratte nella superficie colorata, muovendosi tra i graffi e posandosi nel nero intatto intorno ad essi, così che chiunque guardi Galileo viene anche guardato a sua volta, piegato nello stesso campo che lui occupa.

L'immagine è sempre lì, pienamente presente anche in una stanza poco illuminata, perché sono i segni stessi a portarla, non la luce. Sotto luce diretta i graffi catturano e raccolgono la luminosità, il contrasto si approfondisce e il volto acquista peso e profondità, ma qui nulla appare o scompare. La luce non crea questo ritratto. Lo affina.

Quest'opera prosegue la serie Art on Mirror di Tijs Dragtsma, in cui immagini graffiate vengono inserite in vetro specchiato colorato e lo spettatore diventa parte dell'opera, un linguaggio visivo in cui il danno non è distruzione, ma struttura, e in cui lo specchio trasforma il guardare in partecipazione. Quest'opera è unica.

«Ci ha insegnato a guardare più da vicino. Ora il vetro chiede lo stesso a voi.»

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