Coral Where Thought Should Be
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Un profilo si volge lentamente verso il buio, e dove dovrebbe stare una mente, il mare è cresciuto al suo posto. Rami di corallo salgono lungo la sommità del capo, conchiglie si annidano nell'attaccatura dei capelli, un pesce libero deriva attraverso quello che fu un tempo un pensiero. Il viso sottostante rimane interamente umano, ciglia abbassate, labbra schiuse in qualcosa di prossimo al riposo, come se questa silenziosa trasformazione non fosse una ferita ma una forma di pace.
Da vicino l'opera è un campo di segni individuali, fitto dove il corallo si raccoglie e rarefatto dove si dissolve nella corrente. Da lontano i segni si serrano in un'unica testa silenziosa, sospesa nel nero. Quel passaggio, dalla particella alla presenza, è tutta la grammatica di questa serie: né pittura, né stampa, né inchiostro, solo profondità e la cura nel trattenerla.
Un filo di perle riposa dove ci sarebbe un colletto, l'unica traccia del mondo ordinato e umano rimasta su una figura che l'oceano ha altrimenti rivendicato. L'orecchio rimane, una piccola spirale aperta, come se ascoltasse ancora qualcosa dall'altro lato del pensiero.
La luce compie il lavoro finale. Si giri oltre e il corallo torna verso il vuoto, il viso si quieta, le perle si smorzano per prime. Si ritorni a essa e la barriera corallina si raccoglie di nuovo attorno a una quiete umana, come una marea rivela ciò che aveva sempre voluto solo prestare.
Questa è una meditazione su ciò che ci abita quando il pensiero si fa da parte, su una crescita che non è scelta ma semplicemente arriva e continua ad arrivare, corallo dove dovrebbe stare una mente, paziente e indifferente e stranamente tenero.
Quest'opera prosegue la serie Art with Void di Tijs Dragtsma, in cui le immagini sono costruite attraverso la profondità e l'assenza piuttosto che attraverso pittura o stampa. Un linguaggio visivo in cui l'assenza non è vuoto, ma presenza.
«Dove il pensiero recede, qualcos'altro cresce al suo posto, e non è meno vivo per essere silenzioso.»
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