Athena Scattered Into Starlight
Athena Scattered Into Starlight
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Arriva non come pietra ma come un campo di segni individuali sospesi nel nero, Athena con il suo elmo crestato ruotato in profilo a tre quarti, i suoi lineamenti calmi tenuti insieme da niente se non la profondità e l'assenza attorno a loro.
La cresta si innalza densa e luminosa, ogni piuma dotata del suo pieno peso, e la fronte e la linea del suo naso portano la luce più chiara nell'opera. Le sue spalle e la caduta del suo panneggio sono lasciate ad assottigliarsi, i segni che si diradano fino a essere inghiottiti dall'oscurità circostante, cosicché armatura e mito sembrano entrambi emergere dalla, o dissolversi nella, notte attorno a lei.
Non c'è sfondo, nessun plinto, nessuna ambientazione oltre al vuoto stesso. Da attraverso una stanza la dea si legge come un'unica presenza pallida, una costellazione brevemente raccolta in un volto. Più da vicino, quella presenza si spezza nella sua vera natura, un campo di fini graffi e punti, ognuno piccolo, che insieme reggono il peso di un profilo che ha sopravvissuto alla civiltà che per prima lo scolpì.
Athena era la saggezza armata, la mente che sceglieva lo scudo sulla lancia quando la ragione lo consentiva. Qui le viene data una seconda sorta di armatura, non di bronzo ma di luce, un elmo e uno sguardo che mantengono la loro forma solo finché lo spettatore resta a guardare. Voltate le spalle, e lei si disperde, come se tornasse alle stelle da cui si è sempre detto che discendesse.
Athena Scattered Into Starlight prosegue la serie Art with Void di Tijs Dragtsma, in cui le immagini sono costruite attraverso la profondità e l'assenza piuttosto che attraverso la pittura o la stampa.
Un linguaggio visivo dove l'assenza non è vuoto, ma presenza.
"Ciò che resta di una dea è ciò che l'oscurità sceglie di liberare."
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