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An Ember Refuses to Fade

An Ember Refuses to Fade

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An Ember Refuses to Fade si apre con un unico occhio tenuto nell'oscurità assoluta, così grande da diventare un paesaggio piuttosto che un tratto del viso. Sopra la linea delle ciglia, si è raccolta una tempesta dove dovrebbe esserci un sopracciglio, nuvole temporalesche che si avvolgono in un cielo che uno stormo di uccelli attraversa in formazione compatta, piccole forme scure sparse come pensieri che non vogliono posarsi.

Sotto quel cielo, l'iride regge l'occhio dell'opera, letteralmente. Le sue fibre irradiano verso l'esterno da una pupilla nera con la pazienza degli anelli di un albero, e un sottile arco di luce attraversa la superficie come l'ultima traccia di qualcosa che un tempo lì bruciava. Due lacrime riposano sulla palpebra inferiore, colte a metà caduta, senza permesso di cadere né di essere asciugate.

Nessuna pittura. Nessuna stampa. Nessun inchiostro. L'intera immagine, tempesta, uccelli, iride, lacrime, è graffiata nella superficie del vetro acrilico, costruita attraverso danni superficiali controllati piuttosto che pigmento. Ciò che sembra inciso dal sentimento è stato in realtà costruito per sottrazione, l'immagine evocata dal materiale piuttosto che depositata su di esso.

L'immagine è sempre presente, visibile anche in una stanza poco illuminata, ma la luce le dà il suo pieno peso. Sotto una fonte direzionale, i graffi catturano e trattengono quella luce, la tempesta acquista profondità, gli uccelli si stagliano nitidi contro le nuvole e l'iride sembra allargarsi per contrasto. Si legge diversamente mentre ci si sposta o la luce si muove, senza che l'immagine abbandoni mai la superficie. La luce non la crea. La affina.

Da un lato della stanza l'opera si legge come un unico sguardo sostenuto, monumentale e fermo. Da vicino, quello sguardo si dissolve in un campo di graffi fini e deliberati, testimonianza di un processo che rimane, per scelta, privato. Tra quelle due distanze risiede il significato dell'opera, una brace di sentimento che sopravvive al tempo che le passa sopra, rifiutandosi di essere spenta dalla tempesta o spazzata via dalle lacrime.

An Ember Refuses to Fade prosegue la serie Art with Scratch di Tijs Dragtsma, in cui le immagini sono costruite attraverso danni superficiali controllati piuttosto che pigmento o stampa. Un linguaggio visivo in cui il danno non è distruzione, ma struttura.

«Anche mentre una tempesta lo attraversa, l'occhio non si chiude.»

Maggiori informazioni sull'artista, sul processo e sui materiali si trovano nella pagina Chi siamo.

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