A Scaffold Holds the Sky
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A Scaffold Holds the Sky mostra una torre a spirale di pietra che si eleva al di là di se stessa, anello dopo anello di archi che si avvolgono verso l'alto finché le nuvole non si chiudono su di essa. Le impalcature avvolgono ogni livello, e minuscole figure si muovono lungo le rampe, colte nel mezzo del lavoro su una struttura che non sembra mai raggiungere una cima.
Nessun colore. Nessuna stampa. Nessun inchiostro. La torre è graffiata nella superficie del vetro acrilico, costruita nello stesso modo in cui viene mostrata, segno dopo segno, livello dopo livello, finché la pietra sembra trattenere la propria luce. L'oscurità che la circonda viene lasciata intatta, così la torre emerge da un nero assoluto come emerge dalle proprie nuvole.
L'immagine è sempre presente. La luce le conferisce profondità, sotto luce diretta i graffi catturano e riflettono, e il contrasto si approfondisce, la scalinata e i suoi archi acquistano peso come se il lavoro in cima fosse ancora in corso. Si legge diversamente da angolazioni diverse, senza mai perdere la torre al suo centro. La luce non crea l'immagine. La affila.
Da un capo all'altro della stanza la torre si legge come un'unica forma monumentale, pietra e cielo in un unico gesto. Da vicino, quella forma si dissolve in un campo di segni individuali, lo stesso tipo di lavoro paziente e ripetuto che ha costruito la torre nella storia che l'opera racconta. I lavoratori sulle rampe sono appena presenti, pochi tratti di luce, e questo è il punto, la struttura è sempre più grande delle mani che la innalzano.
C'è un tema silenzioso sotto l'immagine, la vecchia ambizione di costruire qualcosa che raggiunga il cielo, e le impalcature che non vengono mai del tutto smontate perché il lavoro non è mai del tutto finito. Una torre fatta di danno superficiale controllato porta quell'idea con onestà, poiché anch'essa è realizzata togliendo, non aggiungendo, la pietra suggerita da tutto ciò che la mano ha scelto di lasciare scuro.
A Scaffold Holds the Sky prosegue la serie Art with Scratch di Tijs Dragtsma, in cui l'immaginario è costruito attraverso il danno superficiale controllato piuttosto che attraverso il pigmento o la stampa. Un linguaggio visivo in cui il danno non è distruzione, ma struttura. Quest'opera è unica.
"Alcune torri non sono mai finite. Sono sempre e soltanto ancora in costruzione."
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