A Rocket Held in Blue
A Rocket Held in Blue
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a-rocket-held-in-blue prosegue la serie Art on Mirror di Tijs Dragtsma, in cui immagini graffiate sono incise nel vetro specchiato colorato e lo spettatore diventa parte dell'opera. La superficie è qui un vetro acrilico specchiato di un blu profondo, e in esso è formato un singolo razzo, non dipinto, non stampato, ma plasmato attraverso danni controllati alla superficie che lasciano alla luce stessa il compito di tracciare il contorno.
Il razzo è in posizione verticale, il suo cono di muso puntato verso ciò che si trova oltre la cornice, le alette di coda salde come se l'intero oggetto fosse catturato nell'istante prima della partenza. Un campo di segni individuali ne traccia i contorni e si addensa in punti grossolani lungo il lato illuminato, mentre il corpo stesso è lasciato in blu pieno, intatto e scuro, così che l'oggetto si legge tanto attraverso ciò che è trattenuto quanto attraverso ciò che è mostrato.
Dall'altro lato della stanza il razzo è monumentale, un unico gesto verticale che si innalza da un'oscurità quasi totale, un fascio di luce e una scia di gas di scarico trattenuti soltanto come luminosità graffiata contro l'infinito campo blu. Avvicinandosi, quella sagoma nitida si dissolve in un campo di sottili graffi, ognuno una piccola marca deliberata nel vetro, ognuno con la sua tenue nota di luce riflessa.
Il blu non è qui casuale. È il colore della distanza, del cielo e dell'altitudine e del freddo silenzio oltre l'atmosfera, e avvolge il razzo come la distanza avvolge ogni atto di partire. L'immagine è sempre presente nella superficie, con o senza luce diretta. La luce non la crea, la affila, e il contrasto si approfondisce man mano che la stanza intorno cambia.
Poiché si tratta di vetro specchiato colorato, la stanza e la persona che vi si trova davanti vengono piegate nella stessa superficie del razzo, tenute nello stesso campo blu. Il riflesso dello spettatore si posa da qualche parte tra le alette e la fiamma, un silenzioso promemoria che osservare qualcosa che ascende è di per sé una forma di partecipazione.
Quest'opera è unica. Un linguaggio visivo in cui il danno non è distruzione, ma struttura, e in cui lo specchio trasforma il guardare in un prendere parte.
"Alcune cose si vedono solo per un momento prima di sparire, e questa sceglie di restare."
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