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A Moon Held on Trembling Legs

A Moon Held on Trembling Legs

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a-moon-held-on-trembling-legs inizia con un equilibrio improbabile. Un piccolo elefante pallido, tondo e gentile nella sua forma, è sollevato molto al di sopra del suolo su zampe così lunghe, così sottili, spezzate in così tante articolazioni, da sembrare appartenere a una creatura completamente diversa. All'estremità della sua proboscide sollevata riposa una luna, pallida e pesante, tenuta in posizione da null'altro che pazienza e arti di una delicatezza impossibile.

C'è qualcosa di silenziosamente toccante in questa immagine di tensione. Le zampe che reggono il peso sembrano abbastanza fragili da tremare, eppure non cedono. L'elefante, un animale che associamo alla memoria, alla lealtà e a un'enorme presenza fisica, viene qui reimmaginato come qualcosa di quasi imponderabile, in bilico sull'orlo del crollo, eppure tiene duro.

Diventa un'immagine sul portare ciò che è prezioso, e sul silenzioso coraggio che questo richiede. La luna può essere letta come memoria, come distanza, come un peso d'amore troppo grande per essere posato. L'elefante non la cerca né la insegue. La tiene semplicemente in alto, molto al di sopra del buio, su zampe che non erano mai state destinate a sopportare tanto peso, e che in qualche modo ci riescono.

Nulla in quest'opera è dipinto, stampato o tracciato con inchiostro. L'immagine è costruita a partire dalla profondità e dall'assenza, un vuoto controllato all'interno della superficie che lascia passare la luce e la restituisce come forma. In una luce piatta e uniforme, l'opera può sembrare quasi immobile, una forma pallida sospesa nell'oscurità.

Cambia la luce, cambia l'angolo, e le zampe tremanti e la luna tenuta sembrano respirare. Dall'altro lato della stanza, l'opera si legge come un unico gesto tranquillo e monumentale, una singola figura in equilibrio contro il buio. Da vicino, quella stessa figura si dissolve in un campo di profondità, innumerevoli piccoli spostamenti nella superficie che si risolvono nell'elefante e nella sua luna solo quando colti dall'angolazione giusta.

a-moon-held-on-trembling-legs prosegue la serie Art with Void di Tijs Dragtsma, in cui le immagini sono costruite attraverso la profondità e l'assenza piuttosto che con la pittura o la stampa. Un linguaggio visivo in cui l'assenza non è vuoto, ma presenza.

"Alcune cose le portiamo non perché siamo abbastanza forti, ma perché non possiamo sopportare di lasciarle cadere."

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