A Mind Scratched Into Stairways
A Mind Scratched Into Stairways
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Un profilo emerge dal nero come una singola linea pallida, fronte, naso, labbra, mento, e all'interno di quel contorno, dove una mente dovrebbe semplicemente essere, una struttura di scale, corridoi e piccole porte sale e svolta e sale ancora. Una minuscola figura si trova su una soglia illuminata vicino alla mascella, la lampada sollevata, sul punto di continuare.
Nessuna pittura. Nessuna stampa. Nessun inchiostro. Ciò che vedete è un campo di segni individuali lavorati nella superficie del vetro acrilico, un campo di fini graffi che cattura la luce e la trattiene, gradino dopo gradino, pianerottolo dopo pianerottolo, finché una scala che non avrebbe mai potuto essere costruita si trova lì comunque.
L'architettura è l'unica parte di questa testa che brilla. Il profilo stesso, il sopracciglio, l'occhio chiuso, la posizione della bocca, rimane scuro, una silhouette tagliata intera dalla luminosità che porta dentro. La figura e la sua lunga ombra rimangono ancora più scure, l'unica forma intatta che si muove attraverso un cranio fatto di luce.
L'immagine è sempre presente nel vetro acrilico, a ogni ora e in ogni luce. La luce non la crea, la affina: sotto una fonte diretta i vani delle scale si approfondiscono e le piccole porte sembrano aprirsi più all'interno della testa, e da un altro angolo la stessa struttura si assesta, più silenziosa, più come un pensiero ricordato che un luogo visto.
A Mind Scratched Into Stairways appartiene a Look Twice, una serie all'interno di Art with Scratch di Tijs Dragtsma, in cui le immagini vengono costruite attraverso danni superficiali controllati piuttosto che tramite pigmento o stampa, e in cui quegli stessi danni diventano un modo di seguire una mente che continua a salire attraverso una logica che non risolverà mai, e non si ferma per questo.
Dall'altro lato della stanza, la testa si legge come un'unica silhouette calma con un labirinto per mente. Da vicino, quel labirinto si scompone nei danni superficiali controllati che lo hanno costruito, innumerevoli piccoli tagli che sostengono innumerevoli piccole scale, nessuno di essi che vada da nessuna parte che una planimetria potrebbe spiegare.
Non c'è disperazione in questo, solo la quieta, quasi comica perseveranza della figura con la lampada, che cammina ancora, che trova ancora un gradino successivo. Forse è questo ciò che fa una mente, salendo attraverso stanze di se stessa che non si risolvono mai del tutto in un'unica forma, e forse è anche questo, a suo modo, una sorta di pace.
"Ogni mente è una scala che si ripiega su se stessa, eppure qualcosa in noi mantiene la lampada accesa."
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