A Knot of Quiet Grief
A Knot of Quiet Grief
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Il corpo di un uomo è stato ridotto a un'unica linea di luce che si incurva su se stessa. Ginocchia piegate verso il petto, fronte premuta contro di esse, colonna vertebrale curva in qualcosa che si avvicina a un cerchio, siede in un nero così totale che nessun pavimento, nessun muro, nessuna ombra appare mai a collocarlo. Solo il nodo della sua stessa forma ci viene restituito.
Ciò che l'opera trattiene è quasi nulla, ed è proprio questo il punto. Una spalla, una colonna vertebrale curva, un piede che si perde nell'oscurità, qualche rilievo dove il braccio incontra il ginocchio. Ciò che lascia andare è tutto ciò che normalmente orienta un corpo in una stanza: il suolo, l'orizzonte, le altre persone. Il dolore fa la stessa cosa a una persona, riduce il mondo alle dimensioni del proprio respiro trattenuto.
A Knot of Quiet Grief appartiene a Escape Artists, una serie all'interno di Art with Scratch di Tijs Dragtsma, in cui le immagini sono costruite attraverso alterazioni di superficie controllate piuttosto che attraverso pigmenti o stampa, e in cui quelle stesse alterazioni diventano un modo di chiedersi cosa accade quando una figura smette di spingere contro i margini del suo riquadro e invece si ritrae verso l'interno, piegandosi il più piccola e il più lontana possibile dalle pareti.
La maggior parte delle opere di questa serie si appoggiano al riquadro, vi pendono, ne scavano gli angoli. Questa non raggiunge affatto il bordo. Occupa una modesta curva di spazio in un vasto campo nero e non chiede nulla di più, come se la risposta più sicura a una cella così grande fosse semplicemente sparire tra le proprie braccia.
Nessuna pittura. Nessuna stampa. Nessun inchiostro. La figura è formata da un campo di segni individuali, graffi controllati impressi nella superficie del vetro acrilico, presenti sia che la stanza sia illuminata dolcemente sia che venga colpita con forza da un lato. La luce non crea quest'uomo, lui è sempre lì. La luce affila soltanto la curva della sua schiena e lascia che il contrasto si depositi più in profondità nel nero che lo circonda.
Dall'altra parte della stanza l'opera si legge come un unico gesto denso, quasi una firma. Da vicino si apre in un campo di graffi sottili, ognuno un piccolo atto deliberato di sottrazione piuttosto che di aggiunta, l'intero corpo tenuto insieme dalla loro accumulazione.
"Alcune fughe si compiono restando perfettamente fermi."
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