A Hundred Silhouettes Watching Back
A Hundred Silhouettes Watching Back
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Una singola figura entra in una sala costruita interamente di cornici, e in quasi ognuna di esse un'altra versione di lui è già lì, già girata, già a osservarlo dall'altro lato del vetro. Non è entrato tanto in una galleria quanto in una discussione su chi sia davvero, rimessa in scena su ogni parete intorno a lui.
Nessuna pittura. Nessuna stampa. Nessun inchiostro. L'immagine esiste perché il materiale è stato tolto, non depositato, graffiato nella superficie del vetro acrilico piuttosto che applicato su di esso. La sala attraverso cui cammina è costruita nello stesso modo in cui è costruito lui, da ciò che è stato rimosso.
L'immagine è sempre presente, nella luce del giorno o nell'ombra. La luce non crea l'immagine. La acuisce. Sotto una luce radente le linee graffiate catturano e trattengono, il contrasto si approfondisce, e le figure che osservano sembrano avanzare fuori dalla superficie. Si muova intorno a essa e la stessa sala si legge di nuovo diversamente, più silenziosa, poi più nitida, senza mai perdere l'uomo al suo centro.
Ciò di cui l'opera parla davvero è la strana aritmetica dell'essere visti. Una figura diventa molte, e le molte non gli offrono compagnia, gli offrono scrutinio. Ogni cornice contiene una versione di se stesso che guarda indietro, e l'effetto sembra meno una sala degli specchi che un interrogatorio costruito da ritratti. Essere circondati da se stessi, all'infinito, è la propria forma di isolamento.
Dal lato opposto della sala l'opera si legge come un unico corridoio buio, un uomo che si allontana dallo spettatore nell'architettura. Da più vicino, quel corridoio si dissolve in un campo di graffi controllati, ogni cornice la propria silenziosa tempesta di segni che si risolve in una figura solo a una certa distanza. Chiede di essere vista due volte, una come insieme e una come superficie.
A Hundred Silhouettes Watching Back continua la serie Art with Scratch di Tijs Dragtsma, in cui l'immagine è costruita attraverso danni superficiali controllati piuttosto che con pigmento o stampa. Un linguaggio visivo in cui il danno non è distruzione, ma struttura.
«È entrato da solo. Ogni cornice dissentiva.»
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