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Una palla da discoteca è appesa a una sottile catena, sospesa in un campo di blu profondo. In questo nuovo pezzo Art on Mirror, l'oggetto è ridotto all'osso: la griglia di linee di sfaccettature, una dispersione di scintille, e nient'altro. Tutto il resto è lasciato al blu, intatto, così che la palla si legge meno come un oggetto che come una struttura di luce che mantiene la propria forma nel vetro.
L'immagine si forma per sottrazione, non per aggiunta. Dove la superficie è stata lavorata, un campo di segni fini e punti di retino grossolani cattura la luce e risplende contro il vetro specchiato colorato sottostante. Dove non lo è stata, la palla si dissolve in silhouette, metà rivelata e metà trattenuta, così che la sfera sembra ruotare tra visibilità e ombra senza mai risolversi pienamente nell'una o nell'altra.
La palla da discoteca porta con sé la propria memoria: di sale un tempo piene di movimento, di luce proiettata su una folla che da allora si è fatta silenziosa. Qui quel movimento è immobilizzato in un unico, sospeso gesto, una griglia che trattiene la profondità piuttosto che farla girare, monumentale da lontano e, da vicino, una superficie interamente costruita da un campo di segni individuali.
Il blu porta l'umore del pezzo, il colore della notte, della distanza, di una sala ricordata dopo che la musica si è fermata. Conferisce alla palla la sua quiete e il suo peso, un silenzioso contrappunto alla celebrazione che l'oggetto di solito rappresenta.
Il vetro specchiato colorato è parte dell'opera. Intorno e tra i graffi, la sala e la persona che vi si trova davanti vengono piegate nella superficie, così che lo spettatore diventa parte della composizione piuttosto che qualcuno che semplicemente la guarda. Si avvicini o si allontani, e il riflesso cambia mentre la griglia stessa mantiene la sua posizione.
La luce non crea questa immagine. La affila, approfondendo il contrasto tra la griglia luminosa e il corpo scuro da cui è sospesa, senza mai cambiare ciò che c'è. Quest'opera prosegue la serie Art on Mirror di Tijs Dragtsma, in cui immagini graffiate sono inserite nel vetro specchiato colorato e lo spettatore diventa parte dell'opera. Un linguaggio visivo in cui il danno non è distruzione, ma struttura, e in cui lo specchio trasforma il guardare in partecipare.
"Una griglia di luce, sospesa nel blu, che mantiene la propria forma molto tempo dopo che la sala si è fatta silenziosa."
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