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A Cap Ignites the Red

A Cap Ignites the Red

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Un solo fungo si leva dall'oscurità, il suo cappello e il sottile gambo tenuti in un campo di fini segni bianchi su un rosso che non lascia andare l'occhio. Non c'è nulla di morbido in lui. Il fungo sta come sta sempre in natura, solo, eretto, leggermente teatrale, come se avesse già deciso di essere guardato.

Nessuna pittura, nessuna stampa, nessun inchiostro. L'immagine non è applicata sulla superficie, è formata dalla sottrazione, un campo di segni individuali lavorati direttamente nel vetro acrilico specchiato colorato finché una forma emerge dal vuoto che la circonda. Ciò che Lei vede non è un'immagine posta sul rosso, è rosso al quale è stato tolto qualcosa, e quel togliere è l'intero linguaggio dell'opera.

Dall'altro lato della sala il cappello si legge come un'unica silhouette luminosa, monumentale contro il buio, quasi architettonica nella sua calma. Avvicinatevi e quella certezza si dissolve in un campo di graffi individuali, fili d'erba, linee di lamelle, la fine statica della luce su un gambo, ogni segno che da solo non fa quasi nulla e insieme fa tutto.

Il rosso porta qui il proprio peso. È il colore dell'avvertimento e dell'appetito, il colore che rende impossibile ignorare una piccola cosa nel bosco, e trasforma questo modesto fungo in qualcosa di più vicino a un allarme, o a un invito, a seconda di quanto a lungo si rimane con lui.

Il vetro non smette mai di essere uno specchio. La galleria attorno all'opera, le sue pareti, le sue luci, chiunque si trovi davanti ad essa, tutto cade nella superficie rossa tra e intorno ai segni, cosicché la sala e lo spettatore diventano parte dello stesso campo da cui cresce il fungo. Lei non sta guardando l'opera da una distanza di sicurezza. Ne fa già parte.

La luce non crea questa immagine. La affila. Sotto un fascio diretto i graffi catturano e trattengono, il contrasto si approfondisce, il cappello sembra sollevarsi ulteriormente dal rosso, ma il fungo stesso non scompare mai e non ha mai bisogno di permesso per essere visto. Solo il riflesso intorno a lui cambia al mutare della sala, l'immagine rimane esattamente dove è stata incisa.

Quest'opera continua la serie Art on Mirror di Tijs Dragtsma, nella quale immagini graffiate sono inserite in vetro acrilico specchiato colorato e lo spettatore diventa parte dell'opera, un linguaggio visivo in cui il danno non è distruzione, ma struttura, e in cui lo specchio trasforma il guardare in partecipare.

"Una piccola cosa, illuminata una volta, e mai più lasciata svanire nell'oscurità."

Maggiori informazioni sull'artista, sul processo e sui materiali si trovano nella pagina Chi siamo.

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