A Call Waiting in Red
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Nel vetro specchiato colorato rosso intenso si erge una forma che ogni sguardo riconosce già prima che arrivi del tutto, la cabina telefonica londinese, la sua corona tenuta in alto sul tetto, i suoi piccoli riquadri di vetro disposti in file ordinate, il suo sportello lasciato leggermente aperto. Qualcuno è appena uscito, o sta per entrare. La cabina trattiene quella pausa, il momento prima che la telefonata si connetta.
Nessuna pittura, nessuna stampa, nessun inchiostro. L'immagine non è applicata sulla superficie, è formata da ciò che è stato tolto, un campo di segni individuali plasmati nello stesso vetro specchiato colorato rosso fino a quando la cabina, la sua corona, i suoi riquadri e il suo sportello in attesa emergono dalla sottrazione. Sul lato illuminato, i segni più grossi catturano e trattengono la luce, mentre il resto della forma rimane scuro, non illuminato, ripiegato nel vetro.
Il rosso è l'unico colore che questa cabina ha sempre indossato, il colore dell'urgenza, di una telefonata che merita di essere fatta, del calore tenuto dentro una fredda cornice di ferro. Qui quel medesimo rosso porta la superficie stessa, così la cabina telefonica non è solo disegnata in rosso, sorge dal rosso, come se il colore fosse il materiale di cui è sempre stata costruita.
Dall'altra parte della stanza la cabina si legge come un'unica, stabile, monumentale silhouette. Avvicinatevi e si dissolve in un campo di fini graffi, ognuno posizionato, nessuno che si annuncia, l'immagine che si mantiene coesa solo a una certa distanza, nel modo in cui il ricordo si mantiene coeso finché non lo si guarda troppo da vicino.
Lo specchio è parte dell'opera. Attorno e tra i segni, la stanza e la persona che vi sta davanti vengono riflesse nel rosso, così lo spettatore viene attratto nello stesso spazio della cabina, in piedi esattamente dove verrebbe risposta la telefonata successiva. La luce non crea questa immagine, è sempre lì, presente nella superficie che una lampada sia puntata su di essa o meno. Ciò che la luce fa è affilarla, approfondire il contrasto, lasciare che i graffi catturino e trattengano un po' più di lucentezza. Il riflesso attorno all'opera cambia con la stanza. L'immagine stessa no.
A Call Waiting in Red prosegue la serie Art on Mirror di Tijs Dragtsma, nella quale immagini graffiate vengono inserite nel vetro specchiato colorato e lo spettatore diventa parte dell'opera. Un linguaggio visivo in cui il danno non è distruzione, ma struttura, e in cui lo specchio trasforma il guardare in partecipare. Quest'opera è unica.
"Alcune telefonate non finiscono mai. La porta rimane aperta, e il rosso ricorda."
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