Weightless Under Reason
Weightless Under Reason
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Weightless Under Reason inizia in un luogo che non dovrebbe esistere. Una piazza italiana classica, i suoi archi silenziosi e precisi, galleggia in un'oscurità senza pavimento e senza orizzonte. Al suo centro è appesa una sfera di marmo, liscia ed enorme, tenuta sopra il suolo da nulla che l'occhio possa spiegare. Una singola figura senza volto se ne sta in disparte, osservandola da una distanza troppo grande per essere rassicurante.
La scena si legge come una meditazione sulla ragione stessa, quel silenzioso istinto umano di ordinare il mondo con colonne, geometria e proporzione, messa a confronto con un mistero che non riesce a contenere del tutto. La sfera non obbedisce alla gravità. La figura non chiede perché. Tra loro si estende un silenzio che sembra meno un vuoto e più un pensiero sospeso a metà del movimento.
Nulla qui è stato dipinto o stampato. La piazza, gli archi e l'impossibile sfera esistono soltanto perché il vetro acrilico è stato alterato, la sua superficie lavorata con graffi controllati finché la luce trova un modo per descrivere ciò che il pigmento non ha mai toccato. Inclinate l'opera e l'architettura si fa nitida fino alla chiarezza. Spostate di nuovo e recede nel nero, incerta quanto la ragione che ritrae.
Da un capo all'altro della sala l'opera si legge come un'unica immagine monumentale, fredda, architettonica, quasi priva di peso. Avvicinatevi e quell'immagine si dissolve in un campo di danni superficiali controllati, innumerevoli segni individuali che acquisiscono significato soltanto alla giusta distanza e sotto la giusta luce. Più ci si avvicina, più la certezza che si aveva da lontano cede silenziosamente.
Weightless Under Reason prosegue la serie Art with Scratch di Tijs Dragtsma, in cui le immagini vengono costruite attraverso danni superficiali controllati anziché con pigmento o stampa. Un linguaggio visivo in cui il danno non è distruzione, ma struttura.
«La ragione ha costruito la piazza. Non ha spiegato la sfera.»
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