The Hush of Michael Jackson
The Hush of Michael Jackson
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The Hush of Michael Jackson trattiene un unico tempo sospeso, una mano inguantata sollevata, la tesa del cappello abbassata, il corpo catturato tra il movimento e l'immobilità. È l'istante che un'intera arena riconoscerebbe senza aver bisogno della musica, la pausa prima che il suono ritorni.
Nessun colore. Nessuna stampa. Nessun inchiostro. L'immagine è incisa nella superficie del vetro acrilico, costruita attraverso il danno superficiale controllato piuttosto che il pigmento, così che la figura sembra meno dipinta che scoperta, estratta dal materiale stesso.
L'immagine è sempre presente, visibile anche senza luce diretta. La luce non la crea, la affina. Sotto una fonte luminosa mutevole, i graffi catturano la luce e la riflettono, il contrasto si approfondisce, e l'opera si legge diversamente da ogni angolazione senza mai perdere la sua forma.
Dal fondo della stanza, l'opera si legge come un unico gesto monumentale, una figura sospesa nell'ombra su un pavimento che sembra disperdere la luce sotto i suoi piedi. Si avvicini e quella stessa figura si risolve in un quieto campo di graffi fini e controllati, ognuno un piccolo rifiuto dell'immobilità.
La silhouette di Jackson è diventata una sorta di stenografia della performance stessa, la forma che una sala trattiene a lungo dopo che il suono si è fermato. Resa qui in bianco e nero piuttosto che in colore e luce, in danno piuttosto che in pigmento, l'opera chiede cosa rimane di un'icona una volta che il rumore svanisce: solo la postura, solo l'ombra, solo il silenzio.
The Hush of Michael Jackson prosegue la serie Art with Scratch di Tijs Dragtsma, in cui le immagini vengono costruite attraverso il danno superficiale controllato piuttosto che il pigmento o la stampa. Un linguaggio visivo in cui il danno non è distruzione, ma struttura.
"La danza è finita. Il silenzio rimane."
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