Reaching out
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Reaching out è un'opera d'arte contemporanea sul desiderio, la connessione e il momento in cui una mano attraversa la distanza tra due mondi.
Una singola mano si eleva dall'oscurità, le dita aperte, il palmo aperto. Il braccio che la sorregge si assottiglia e si dissolve, come se il gesto stesso fosse l'unica parte che conta. Non afferra. Offre, o chiede, e l'immagine si rifiuta di dire quale delle due. Quel rifiuto è il cuore dell'opera.
Nessuna pittura. Nessuna stampa. Nessun inchiostro. La mano appare attraverso danni controllati sulla superficie del vetro acrilico. Ogni graffio cattura la luce secondo il proprio angolo, cosicché il gesto si fa più nitido e più morbido man mano che lo spettatore si sposta. Da lontano, la mano è monumentale, un segnale luminoso in un oceano di nero. Avvicinandosi, si dissolve in un campo di segni sottili, mezza forma, mezzo disturbo, tendente e dissolvente allo stesso tempo.
Una mano tesa è una delle immagini più antiche che abbiamo. È la prima cosa che facciamo da bambini e l'ultimo tipo di contatto che speriamo di avere. Privato di un volto, di un corpo, di un contesto, il gesto diventa di tutti. L'oscurità intorno ad essa non è vuota. È la distanza che ogni mano deve attraversare.
Reaching out prosegue la serie Art with Scratch di Tijs Dragtsma, in cui l'immaginario è costruito attraverso danni controllati alla superficie piuttosto che con pigmento o stampa. Un linguaggio visivo in cui il danno non è distruzione, ma struttura.
"Una mano che si tende è una domanda rivolta all'oscurità."
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