Marilyn's Gaze Beyond the Dark
Marilyn's Gaze Beyond the Dark
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Marilyn's Gaze Beyond the Dark trattiene il volto più fotografato del ventesimo secolo in un unico, intimo momento. La sua testa si inclina all'indietro, i suoi occhi si abbassano, le sue labbra si schiudono appena, e per una volta non recita per la telecamera. Esiste semplicemente, sospesa in un'oscurità che sembra tenerla piuttosto che incorniciarla.
Qui non c'è pittura, né stampa, né inchiostro. La somiglianza non è applicata sulla superficie del vetro acrilico. È costruita attraverso graffi controllati, segno dopo segno, finché luce e ombra descrivono un volto che il pigmento non avrebbe mai potuto.
La luce non crea quest'immagine. La nitidisce. Il ritratto è presente anche nella stanza più silenziosa, ma sotto un fascio diretto i graffi catturano e trattengono la luce, il contrasto si approfondisce, i suoi capelli sembrano staccarsi dal nero, e la sua espressione si legge diversamente a seconda di dove ci si trova.
Marilyn Monroe ha trascorso una carriera a essere guardata. Qui, con gli occhi quasi chiusi e il viso che emerge da un nero assoluto, lo sguardo si volge verso l'interno. L'opera chiede cosa rimane di una persona una volta che la sua immagine è stata ripetuta così tante volte da minacciare di cancellare la donna che vi si cela sotto, e per un momento le restituisce un volto che non appartiene a nessun altro che a se stessa.
Da un capo all'altro della stanza l'opera si legge come puro dramma, un volto estratto dal buio con quasi nient'altro a cui aggrapparsi. Avvicinatevi e quella certezza si dissolve in un quieto campo di graffi, segni che tornano a comporre il suo volto solo quando ci si allontana di nuovo.
Marilyn's Gaze Beyond the Dark prosegue la serie Art with Scratch di Tijs Dragtsma, in cui le immagini vengono costruite attraverso danni controllati alla superficie piuttosto che con pigmento o stampa. Un linguaggio visivo in cui il danno non è distruzione, ma struttura.
«Chiudi gli occhi, e sei ancora inconfondibilmente visto.»
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