Freddie Mercury
Freddie Mercury
Freddie Mercury è un'opera d'arte contemporanea sulla presenza, e su quanto poco di un performer serva alla luce per evocarlo per intero.
È il ritratto più essenziale della serie, una costellazione più che un volto. Una manciata di punti luminosi traccia il profilo, la mascella, la linea di una spalla portata come un ingresso in scena, e al buio è concesso di tenersi tutto il resto. È un'economia radicale per la presenza meno economica nella storia della musica dal vivo, e quel contrasto è l'opera.
Niente pittura. Niente stampa. Niente inchiostro. L'immagine esiste nella profondità, non sulla superficie, formata da assenze controllate che restituiscono la luce in frammenti. Quando lo spettatore si muove, singoli punti si accendono e svaniscono come le ultime luci di uno stadio che si spegne. Il ritratto si colloca esattamente sulla soglia del riconoscimento, presente, poi quasi scomparso, poi di nuovo presente, che è il luogo dove le leggende vivono davvero.
Riempiva ogni sala oltre i suoi confini, poi non c'era più, e le sale conservavano comunque la sua forma. Quest'opera custodisce quella forma con il minor numero possibile di segni, perché la presenza non è mai dipesa dai dettagli. Arrivava prima di essi, e resta dopo.
Freddie Mercury prosegue la serie Art with Void di Tijs Dragtsma, in cui le immagini sono costruite attraverso la profondità e l'assenza anziché la pittura o la stampa. Un linguaggio visivo in cui l'assenza non è vuoto, ma presenza.
"Il palco si spegne. La presenza resta."
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