Four Sails on Black Water
Four Sails on Black Water
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Viste direttamente dall'alto, quattro imbarcazioni a vela tradizionali solcano un'acqua nera, ognuna con una lunga scia bianca che si piega e scintilla nel buio. Non c'è un orizzonte qui, né un cielo, solo il mare e le navi e i segni che lasciano dietro di sé, disposti come una silenziosa, deliberata coreografia.
Le imbarcazioni stesse sono piccole rispetto all'acqua, quasi incidentali. Ciò che cattura l'occhio è la scia, il modo in cui si apre a ventaglio dietro ogni scafo, catturando la luce che l'imbarcazione stessa trattiene a malapena. Quattro vascelli, quattro scie, che si muovono nella stessa direzione eppure mai del tutto allineati, come una flotta colta nel mezzo di un pensiero.
Nessuna pittura. Nessuna stampa. Nessun inchiostro. L'immagine è incisa nella superficie del vetro acrilico, vele e scia e acqua increspata, tutto costruito da graffi controllati, una sorta di disegno per sottrazione piuttosto che per aggiunta.
L'immagine è sempre presente. La luce non la crea, la affina. Sotto luce diretta la scia cattura e riflette, il contrasto si approfondisce e l'acqua intorno alle imbarcazioni sembra muoversi. Si legge diversamente da angolazioni diverse, senza mai perdere l'immagine.
Dal lato opposto della stanza l'opera si legge come un unico piano scuro, quattro vele pallide colte in transito. Avvicinatevi e quel piano si risolve in un campo di graffi fini e deliberati, l'acqua resa tratto per tratto finché non sembra viva sotto la mano che non l'ha mai toccata.
Four Sails on Black Water prosegue la serie Art with Scratch di Tijs Dragtsma, in cui le immagini sono costruite attraverso il danneggiamento controllato della superficie piuttosto che attraverso pigmento o stampa. Un linguaggio visivo in cui il danno non è distruzione, ma struttura.
«Quattro scie, una direzione, un'acqua scura che le tiene tutte.»
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