Dwarfed by Radiance
Dwarfed by Radiance
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«Dwarfed by Radiance» si apre su una soglia. Una figura solitaria si ferma sulla soglia di un vasto portale di cattedrale, catturata in un unico raggio di luce diurna obliqua. La scala è deliberata, pietra e ombra che si elevano ben oltre la forma umana, una singola luce dura che cade da qualche luogo in alto come se l'edificio stesso respirasse.
Nessuna pittura. Nessuna stampa. Nessun inchiostro. L'immagine è incisa nella superficie del vetro acrilico, formata attraverso graffi controllati piuttosto che per aggiunta, la forma del portale, la caduta della luce e la piccola figura catturata al suo interno, tutto costruito da ciò che è stato tolto piuttosto che da ciò che è stato aggiunto.
L'immagine è sempre presente, visibile da qualsiasi angolazione, in qualsiasi stanza, con o senza luce diretta. La luce non la crea. La luce la affina. Sotto una fonte diretta i graffi catturano e riflettono, il contrasto si approfondisce, e l'opera si muove tra chiarezza e quiete mentre ci si sposta di posizione, senza mai perdere la figura al suo centro.
Da lontano l'opera si legge come un'unica scena drammatica, pietra consumata, un duro raggio di luce, una piccola silhouette umana contenuta al suo interno. Avvicinandosi, l'immagine si dissolve in un campo di graffi fini e disciplinati, una superficie costruita attraverso pazienza e controllo, monumentale da lontano e intima da vicino.
Il soggetto è la piccolezza di fronte a qualcosa di più grande di sé, un corpo in piedi in un portale costruito per secoli, illuminato da una radianza che non ha creato e a cui non può aggrapparsi. «Dwarfed by Radiance» continua la serie Art with Scratch di Tijs Dragtsma, in cui l'immaginario è costruito attraverso danni controllati alla superficie piuttosto che attraverso pigmento o stampa, un linguaggio visivo dove il danno non è distruzione, ma struttura.
«Alcune porte non sono fatte per essere attraversate in fretta.»
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