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Chaos Takes a Bow

Chaos Takes a Bow

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Se ne sta solo nell'oscurità, una mano alzata, come se stesse offrendo alla stanza un dono che nessuno aveva chiesto. Non proprio un villain, piuttosto un maestro di cerimonie: elegante, composto e leggermente sbagliato, nel modo in cui un sorriso tenuto un istante di troppo diventa qualcosa di completamente diverso. Questo è il Joker reso come teatro piuttosto che come spettacolo, una figura che comprende che il confine tra la performance e la verità non è mai stato così solido come chiunque volesse credere.

Chaos Takes a Bow è meno interessato alla distruzione che a ciò che la distruzione rivela. L'abito è in disordine ma mai abbandonato, la postura porta ancora la propria cerimonia, e quella tensione tra controllo e crollo è l'intero ritratto. La civiltà, suggerisce l'opera, è una maschera indossata così bene che la maggior parte delle persone dimentica che si tratti di una maschera. Lui è semplicemente colui che è disposto a indicarla e a riderne.

Nessuna pittura. Nessuna stampa. Nessun inchiostro. Il volto e il gesto sono incisi nella superficie del vetro acrilico, costruiti per sottrazione piuttosto che per addizione, finché seduzione, intelligenza e minaccia si assestano insieme in un'unica espressione.

L'immagine è sempre presente, con o senza luce diretta. La luce non la crea, la affila: i graffi catturano e trattengono il bagliore, il contrasto si approfondisce, la figura acquista peso. Vista da angolazioni diverse, l'opera si legge in modo differente ogni volta, muovendosi tra chiarezza e quiete, ma l'immagine stessa non scompare mai.

Dall'altro lato della stanza si legge come un unico gesto, un uomo a metà dell'inchino. Avvicinatevi e quella certezza si frantuma in un campo di segni individuali, nessuno dei quali si spiega da solo, percepibili solo come un insieme, nello stesso modo in cui l'uomo del ritratto è costruito da piccole crepe deliberate in una performance molto più ampia.

Chaos Takes a Bow prosegue la serie Art with Scratch di Tijs Dragtsma, in cui le immagini vengono costruite attraverso il danneggiamento controllato della superficie piuttosto che mediante pigmento o stampa. Un linguaggio visivo in cui il danno non è distruzione, ma struttura.

"La maschera scivola più facilmente per coloro che ridono ancora."

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