A Thousand Rooms of Silence
A Thousand Rooms of Silence
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A Thousand Rooms of Silence inizia con uno skyline. Dall'oscurità di una moderna città italiana di notte prende forma un profilo umano monumentale, costruito interamente dal bagliore di mille finestre e dalla quieta geometria dei tetti e delle strade. Il volto è la città, e la città è il volto.
Nessun colore. Nessuna stampa. Nessun inchiostro. L'immagine esiste perché il vetro acrilico è stato alterato, segnato da graffi controllati che catturano e liberano la luce. Il profilo non viene aggiunto alla superficie, ne viene estratto, nel modo in cui un volto può emergere da una folla solo quando si sa dove guardare.
Passate oltre l'opera e la luce si sposta con voi. Da un angolo, il profilo è inconfondibile, monumentale, quasi architettonico nella sua calma. Da un altro, si dissolve di nuovo nell'oscurità e rimangono solo le finestre, punti di luce sparsi senza un volto che li tenga insieme. L'opera vive in quel movimento, tra chiarezza e assenza.
Avvicinatevi e la città diventa qualcosa di completamente diverso, un campo di graffi, ognuno un segno, una finestra, una vita. Guardate di nuovo e all'interno di alcune di quelle finestre appaiono piccole figure solitarie, appena visibili, facili da non notare. Sono il silenzioso contrappeso alla scala del profilo, a ricordare che ogni monumento all'ambizione collettiva è fatto di stanze individuali e private.
Un volto costruito da una città. Una città costruita da finestre. Finestre che custodiscono, una per una, le persone che non vengono mai del tutto viste da lontano.
Quest'opera continua la serie Art with Scratch di Tijs Dragtsma, in cui le immagini vengono costruite attraverso il danneggiamento controllato della superficie piuttosto che tramite pigmento o stampa. Un linguaggio visivo in cui il danno non è distruzione, ma struttura.
"Mille stanze, un silenzio."
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